Embrioni congelati, preparazione al transfer

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Sai come funziona il trattamento per un transfer di embrioni congelati?

 

Parliamo di transfer di embrioni congelati quando non è possibile procedere con un transfer in fresco. I motivi possono essere vari: necessità di effettuare una diagnosi preimpianto, endometrio che non cresce in maniera adeguata, esami del sangue che non rientrano nella norma, motivi di sincronizzazione tra la donatrice a la ricevente (nei casi di ovodonazione).

 

In tutti questi casi, tanto se si sta effettuando un trattamento di Fecondazione in vitro come se si effettua un trattamento di Ricezione ovocitaria, l’indicazione è quella di congelare, o meglio dire “vitrificare gli embrioni” per poi procedere al loro transfer in un secondo momento, quando si avranno le giuste condizioni per poter assicurare delle percentuali di gravidanza più alte.

 

Quando vengono congelati gli embrioni?

 

A parte i casi che abbiamo precedentemente elencato, il più delle volte gli embrioni si congelano quando sono in surplus, cioè quando oltre all’embrione (uno o massimo due embrioni) trasferito, vi sono altri embrioni che hanno possibilità d’impiantarsi perché di buona qualità.

 

In questi casi i biologi procedono alla vitrificazione, che consiste nell’immergere gli embrioni in azoto liquido a -200º. Gli embrioni possono rimanere congelati durante molto tempo, in quando non perdono le loro qualità con il passare degli anni.

 

Come funziona la preparazione al transfer?

 

Quando ci troviamo a dover affrontare un transfer di embrioni congelati, i procedimenti per la preparazione possono essere due:

 

    • su ciclo naturale

 

    • su ciclo stimolato

 

Il transfer su ciclo naturale prevede una preparazione endometraiale che si basa sull’ovulazione spontanea della paziente. Consiste nel monitoraggio continuo della crescita follicolare e non obbliga la paziente ad assumere farmaci. La paziente effettua delle ecografie e analisi del sangue periodici, la prima ecografia dopo 5 giorni dall’inizio del ciclo mestruale e poi ogni 2 o 3 giorni.

 

Nel momento in cui il follicolo dominante avrà raggiungo i 18mm, la paziente dovrà iniettarsi Hcg per farlo ovulare e, 36 ore dopo, comincerà ad assumere progesterone per via vaginale, per 3 o 5 giorni, a seconda di quando è stato congelato l’embrione.

Qualche inconveniente?

L’unico inconveniente della preparazione su ciclo naturale è trovare la disponibilità di un medico che faccia le ecografie e i controlli ormonali con poco preavviso, perché la crescita follicolare non può essere controllata in altro modo.

 

Il transfer su ciclo stimolato prevede l’utilizzo di estrogeni fin dal secondo giorno di ciclo mestruale. Dopo circa una settimana o dieci giorni dall’inizio della preparazione, verrà indicata un’ecografia vaginale e gli esami di estradiolo e progesterone per vedere come sta crescendo l’endometrio.

 

Se la crescita è conforme al pianto terapeutico (l’endometrio è di aspetto trilaminare e avrà raggiunto minimo 7mm) si procederà con l’organizzazione del transfer. La paziente comincia ad assumere il progesterone e il transfer sarà 3 o 5 giorni dopo, a seconda che l’embrione sia stato congelato al 3º giorno di sviluppo embrionale in laboratorio o allo stadio di blastocisti.

 

Se l’endometrio non dovesse aver raggiunto i parametri indicati, si può decidere di aumentare la dosi dei farmaci e ripetere l’ecografia dopo qualche giorno, oppure, interrompere la stimolazione e riprovare con il ciclo successivo. L’inconveniente di questa tipologia di preparazione è che la paziente dovrà assumere farmaci fin dal 2º giorno di ciclo mestruale e per circa 12 settimane, nel caso in cui il test di gravidanza risultasse positivo.

 

Dall’altro lato sarà però più facile organizzare il transfer e, dovendo fare solo 1 o 2 ecografie, per la paziente sarà meno stressante affrontare l’intero iter della preparazione endometriale.

 

Qual è la percentuale di sopravvivenza degli embrioni congelati?

 

La percentuale di sopravvivenza degli embrioni congelati è molto alta, arriva fino all’80%, ma non in tutti i centri, in quanto dipende da molti aspetti: primo fra tutti lo stato dell’embrione, prima di essere congelato. Naturalmente, un embrione allo stadio di blastocisti classificato come un 5AA ha molte più possibilità di sopravvivere di un embrione al terzo giorno o un blastocisti poco espanso.

 

Ma attenzione, come diciamo sempre, un embrione cromosomicamente sano, che quindi ha effettuato una Diagnosi Genetica Preimpianto, può non essere morfologicamente perfetto, eppure le sue possibilità di gravidanza sono molto alte.

 

Ci tengo a precisarlo perché spesso molti pazienti pensano che il 2º o 3º embrione che hanno congelato, la cui classificazione morfologica è più bassa rispetto a quello già trasferito, non hanno nessuna possibilità di gravidanza. Non è così, bisogna avere fiducia nel giudizio dei biologi che hanno effettuato la vitrificazione, e le possibilità reali dell’embrione di sopravvivere alla congelazione e al transfer embrionale.

 

Naturalmente la qualità del laboratorio di ogni centro di PMA è essenziale al momento di effettuare un trattamento. La tipologia di strumenti utilizzati, i mezzi di coltura, l’ossigenazione del laboratorio, l’esperienza dei biologi sono dei plus che aumentano le garanzie di riuscita dei trattamenti. Per questo motivo è molto importante la scelta del centro di PMA a cui rivolgersi per poter realizzare il proprio desiderio di formare una famiglia.

 

 

 

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Angela Arlotta

arlotta.angela@gmail.com

Sono specialista nell'Assistenza al Paziente. Questo Blog è il mio progetto più personale e visionario, da cui metto a disposizione di tutti i miei seguaci, con grande rigore scientifico, le mie conoscenze ed esperienze nell'assistenza a migliaia di pazienti di fertilità per oltre 12 anni. La mia missione è essere di aiuto pratico per i pazienti e anche un importante sostegno emotivo.

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