Perché si effettua ancora il transfer al 3º giorno di sviluppo embrionale?

transfer al 3º giorno di sviluppo embrionale

La fecondazione in vitro (FIV) è una tecnica di riproduzione assistita che ha rivoluzionato il modo in cui le coppie affette da problemi di fertilità possono concepire un figlio.

 

Sono passati ormai 46 anni dalla nascita della prima persona concepita attraverso la Fecondazione in vitro, e, anche se da quel momento e ancora per molti anni il transfer embrionale veniva effettuato al 3º giorno di sviluppo in laboratorio, con i progressi scientifici si è dimostrato che il transfer allo stadio di blastocisti aumenta le percentuali di successo nelle tecniche di fecondazione assistita.

 

 

Uno dei passaggi cruciali della FIV è il momento del trasferimento degli embrioni nell’utero materno, un momento che può fare la differenza nel successo della procedura.

Negli ultimi anni si è assistito a un cambio di approccio nella scelta del momento in cui trasferire gli  embrioni, dando sempre più importanza allo stadio di blastocisti.

 

Cosa si intente per embrione allo stadio di blastocisti?

 

Partiamo dall’inizio…

 

Nel momento in cui l’ovocita viene fecondato, comincia una fase di sviluppo embrionale e divisione cellulare. Al terzo giorno di sviluppo, l’embrione presenta una struttura di 8 cellule e tanti altri parametri che aiutano a dare una prima classificazione.  Al quinto giorno, l’embrione ha già raggiunto una fase di blastocisti, formato da un centinaio di cellule esterne (la placenta) e un nucleo (che rappresenta il feto).

 

Naturalmente, l’embrione comincia il suo sviluppo nelle tube e arriva in utero, dove avviene l’impianto, tra il 5º e il 6º giorno di sviluppo.

 

Quindi in natura l’embrione si impianta sempre allo stadio di blastocisti.

 

Ma perché allora si continua a trasferire al 3º giorno di sviluppo embrionale?

 

Facciamo una premessa: prima che le cliniche si specializzassero nel transfer allo stadio di blastocisti, il transfer avveniva al 3º giorno di sviluppo embrionale e gli embrioni sani si impiantavano dando vita a gravidanze evolutive.

 

Si potrebbero quindi ancora giustificare i protocolli che sono basati sul transfer al 3º giorno di sviluppo.

 

Se si tiene in conto la molteplicità di informazioni che riesce a dare il transfer allo stadio di blastocisti, vediamo che in realtà sarebbe il caso di evitare il transfer al 3º giorno di sviluppo embrionale.

 

I vantaggi del transfer allo stadio di blastocisti:

 

Come già dicevamo in un altro articolo sui 5 motivi fondamentali per cui trasferire allo stadio di blastocisti, rivediamo insieme i principali vantaggi di questa selezione:

  • Divisione cellulare: Nel passaggio tra il 3º e il 4º giorno, molti embrioni si fermano. Questo succede perché gli embrioni più deboli non riescono a sopportare la divisione cellulare (passare da 8 cellule a circa un centinaio).

 

  • Fattore maschile: Nel momento in cui l’embrione raggiunge il 3º giorno di sviluppo, comincia a esprimersi il fattore maschile. Se la qualità spermatica non è buona, è molto probabile che l’embrione fermi il suo sviluppo prima di raggiungere lo stadio di blastocisti.

 

  • Selezione embrionale: con la selezione embrionale allo stadio di blastocisti potrà verificarsi che molti embrioni non continuino il loro sviluppo, permettendo solo a quelli più forti di arrivare al 5º giorno. La selezione embrionale è il fattore principale che permette di aumentare le percentuali di successo.

 

  • Diagnosi genetica preimpianto: la diagnosi preimpianto viene effettuata prelevando alcune cellule dal trofoectoderma (la futura placenta) dell’embrione allo stadio di blastocisti , non andando a intaccare il nucleo cellulare. Quando la diagnosi veniva effettuata sugli embrioni al terzo giorno di sviluppo, si correva il rischio di danneggiare l’embrione.

 

  • Rischi di gravidanza gemellare: oggi, trasferendo un embrione allo stadio di blastocisti, le percentuali di gravidanza sono esattamente uguali al transfer di 2 embrioni al 3º giorno di sviluppo.  La possibilità che l’embrione si divida in utero, seppur esistente, si riduce al 5%. La paziente può quindi evitare la gravidanza gemellare e i rischi che da essa ne derivano.

 

Se il tranfer allo stadio di blastocisti rappresenta solo dei vantaggi per i pazienti, perché si continua a trasferire al 3º giorno di sviluppo embrionale?

 

Potrebbe sembrare assurdo ma questa decisione è validata da alcuni aspetti essenziali:

 

  • Ci sono casi di bassa risposta alla stimolazione ovarica in cui si riesce a ottenere un numero esiguo di embrioni fecondati.

 

  • Se si hanno pochi embrioni, nello sviluppo a blastocisti di rischierebbe di perderli tutti e quindi che non arrivi nessun embrione al transfer.

 

  • Se è vero che gli embrioni che non arrivano allo stadio di blastocisti non si sarebbero comunque impiantati, bisogna anche tenere in conto che i mezzi di coltura sono essenziali per far sviluppare le cellule in un ambiente adeguato.

 

  • Mezzi di coltura, tecnologie all’avanguardia, corrette condizioni di sviluppo, aiutano gli embrioni a effettuare una divisione cellulare regolare e raggiungere facilmente lo stadio di blastocisti. Se la clinica non è dotata di questi mezzi, è conveniente non rischiare di stressare gli embrioni e lasciare che si sviluppino nel loro ambiente naturale.

 

In conclusione, molte cliniche, soprattutto in Spagna, hanno ormai cambiato approccio nella scelta del momento in cui effettuare il transfer embrionale, dando sempre più importanza al transfer a blastocisti, riconoscendone la reale importanza nell’aumento delle percentuali di successo.

 

In altri paesi persiste ancora una resistenza a questa tipologia di protocollo, spesso a discapito degli stessi pazienti che tardano a trovare la causa reale dell’infertilità.

 

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Angela Arlotta

arlotta.angela@gmail.com

Sono specialista nell'Assistenza al Paziente. Questo Blog è il mio progetto più personale e visionario, da cui metto a disposizione di tutti i miei seguaci, con grande rigore scientifico, le mie conoscenze ed esperienze nell'assistenza a migliaia di pazienti di fertilità per oltre 12 anni. La mia missione è essere di aiuto pratico per i pazienti e anche un importante sostegno emotivo.

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