L’importanza di comunicare con empatia in PMA

Comunicare con empatia

Una comunicazione empatica nei centri di PMA, rappresenta una necessità per tutti pazienti.

 

Una comunicazione empatica è, molto probabilmente, il primo passo verso la fine di molte polemiche e la cancellazione di quella triste frase: “Ci hanno trattati come numeri”. Vediamo allora come possiamo comunicare con empatia.

 

Mi sono soffermata a pensare, a cercare di dare un senso a quella frase per moltissimi anni, precisamente 12: trattare le persone come numeri. Ma ancora oggi mi chiedo: cosa significa in realtà? Forse significa che si disconosce l’importanza di comunicare con empatia oppure, si disconosce proprio la parola empatia? Eppure tutti abbiamo detto almeno una volta nella nostra vita “mettiti nei miei panni” o avremmo comunque voluto che lo si facesse per capire quello che stavamo provando in quel momento.

 

Forse il termine “mettersi nei panni” dell’altra persona, se non stiamo cercando disperatamente un bambino da anni, se abbiamo già dei bambini, se non lo vogliamo un bambino, non è adeguato. Ma abbiamo comunque l’obbligo di comprendere e sentire ciò che l’altra persona sta vivendo, rispettare il suo dolore, diventare un’áncora in mezzo al mare, perché chi decide di dedicarsi agli altri non deve solo farlo per professione, ma ne deve avere la vocazione.

 

La strada della Procreazione assistita non è mai dritta, se ci guardiamo indietro ci accorgiamo che usciamo continuamente da tornanti di emozioni, sensazioni, paure. E se guardiamo avanti, ritroviamo le stesse emozioni, sensazioni e paure. A volte entriamo in dei piccoli rettilinei, quei meravigliosi giorni in attesa della beta che, seppur con tanta ansia, sono il nostro momento di speranza. Ma spesso rientriamo nuovamente in un tunnel fatto di oscurità e angoscia, in attesa di rivedere finalmente la luce.

 

L’ascolto attivo sinonimo di empatia nella comunicazione

 

E allora, fermiamoci un momento ad ascoltare. Dall’altro lato ci sta parlando una persona che non sa se avrà mai la possibilità di riuscire a realizzare qualcosa la cui importanza è vitale. Pensiamo a quanto si deve sentire impotente. A come la vita diventi improvvisamente triste.

 

In medicina niente è mai certo, niente scontato. Nessuno può prometterci di riuscire a raggiungere la gravidanza al primo tentativo, né al secondo e nemmeno al terzo. Ma siamo noi professionisti ad avere il dovere di fare in modo che il percorso di PMA sia una strada sicura, piena di guardrail che, anche se in salita, i pazienti devono avere la serenità di non poter mai cadere nel burrone.

 

E allora cosa bisogna fare per comunicare con empatia?

 

Il primo passo sarà una comunicazione empatica: “il mio medico mi ha detto di scordarmi di avere un bambino”, “il mio mi ha detto che solo con un miracolo potrò avere un bambino”, “il mio medico dice che sono troppo vecchia, che mi posso comprare un cagnolino”, ecc ecc. Sono frasi che a me personalmente fanno venire i brividi. Sentenziare gratuitamente è sinonimo di tanta ignoranza.

 

Fare il medico non è solo una professione, ripeto. Aiutare gli altri non è solo un dovere scritto su un pezzo di carta, è qualcosa che viene dal cuore. Non si tratta di pena, nemmeno di compassione, è voglia di raggiungere un obiettivo e superare la sfida insieme a chi deve lottare contro una dura realtà.

 

Ritorniamo a dire, siamo cresciuti in una società che ci ha portati a pensare alla felicità con una casa e una famiglia. E se non si raggiunge questa felicità, si è semplicemente infelici.

 

Pensiamoci

 

Comunicare con empatia significa semplicemente scegliere le parole, ricercarle nel nostro cuore, pronunciarle con amore, quello per il nostro lavoro, quello per chi ha il bisogno di contare sul nostro aiuto. Siamo esseri umani, siamo sensazioni, siamo paure, siamo debolezze. Abbiamo bisogno di creare relazioni, di sapere che non siamo soli.

 

Ma perché a volte manchiamo di empatia nella comunicazione?

 

Soffermarsi ad ascoltare, invece di limitarsi a sentire, quello che gli altri hanno da raccontare. Uscire dagli schemi imposti da una “vita che corre” e che ci rende affannosi nel desiderio di voler far tutto e subito.

 

Se avessimo la capacità di dare la priorità ai sentimenti, di smettere di agire come macchine, di dare un valore alle nostre parole, importanza alla nostra esperienza. Per i pazienti siamo punto di riferimento, siamo “faro nella nebbia” di una città, di una clinica, di una folla di persone sconosciute e di un percorso fatto di insidie e fallimenti.

 

Non è difficile da capire, ne siamo consapevoli? La nostra professione è frutto di tanta esperienza e forse è proprio questo il problema: abbiamo sentito così tante volte la stessa storia che ormai non ci fermiamo più ad ascoltare. Pensiamo che la trama sia sempre la stessa.

 

Rimbombano parole come: bassa riserva ovarica, età avanzata, cattiva qualità spermatica, aborti ripetuti, ecc. Non pensiamo che ogni racconto sia diverso, che quello che nasconde non è solo una storia fatta di ridondanze, che ogni “protagonista” ha un trascorso che si può scoprire solo alzando lo sguardo.

 

Ma per fortuna non è sempre così.

 

E meno male, diremmo. Si, menomale, perché se ci guardiamo intorno troviamo molte persone che sanno comunicare con empatia. Incrociamo ancora gli sguardi, otteniamo risposte che non sono semplici frasi fatte. “Possiamo provarci ma non possiamo esserne sicuri”, “le possibilità non sono alte, ma in medicina niente è mai 0 assoluto”, “l’eterologa aumenterebbe le sue possibilità, ma si prenda del tempo per decidere”. Parlare con sincerità non significa per forza dover ferire.

 

Ci sono realtà difficili da accettare, ma ci sono alternative che hanno solo bisogno di essere proposte nella maniera adeguata. Comunicare con empatia ci permette di poter dire anche quello che il nostro interlocutore non vorrebbe mai ascoltare, di fare in modo che lo assimili. La nostra esperienza dev’essere uno strumento nelle mani di chi ne ha bisogno, per questo motivo studiamo e ci specializziamo.

 

Non sempre tutto è bianco o tutto è nero, c’è una linea sottile che si chiama “intelligenza emozionale”, che rende tutto fattibile. Capire che quello che manca è il “tempo per la ricerca dell’alternativa”. Intelligenza emozionale significa proprio questo, trovare la maniera alternativa per comunicare, non si tratta di dire, ma di “trasmettere”.

 

 

 

Se pensi  che questo articolo possa essere di aiuto, ti invito a condividerlo per aiutarmi a diffondere informazioni utili in materia di Procreazione Medicalmente Assistita. 

 

Seguimi su Instagram

 

Angela Arlotta

arlotta.angela@gmail.com

Sono specialista nell'Assistenza al Paziente. Questo Blog è il mio progetto più personale e visionario, da cui metto a disposizione di tutti i miei seguaci, con grande rigore scientifico, le mie conoscenze ed esperienze nell'assistenza a migliaia di pazienti di fertilità per oltre 12 anni. La mia missione è essere di aiuto pratico per i pazienti e anche un importante sostegno emotivo.

Nessun Commento
Lascia un commento:

×