Mancato impianto, cause ed esami da effettuare.

Mancato impianto

Molte di voi si chiedono che esami effettuare in casi di mancato impianto.

In realtà non è facile fare semplicemente un elenco, in quanto, come sempre dico, ogni caso è un caso a parte e ogni trattamento, per poter dare dei risultati, dev’essere strettamente personalizzato. Possiamo però evidenziare quelle che sono le cause più comuni di un mancato impianto, e gli esami da effettuare in questi casi, tanto per quanto riguarda la donna che l’uomo.

Non bisogna mai dimenticare, infatti, che gli embrioni sono l’unione del gamete femminile (ovocita) e di quello maschile (spermatozoo) entrambi influiscono nello sviluppo e conseguente attecchimento.

Il mancato impianto, un problema comune a molte pazienti.

Molte pazienti hanno problemi di mancato impianto: spesso non si conoscono le cause, molte volte con uno studio più approfondito si può arrivare a trovare un protocollo alternativo che possa aiutare l’attecchiamento. Quando ci si ritrova davanti a mancati impianti per “sine causa”, quello che si fa è studiare tutti i fattori che si conoscono possano star influendo e scartarli. Il fallimento nella ricerca della gravidanza è sempre molto duro da affrontare, ma il mancato impianto è forse tra gli ostacoli che psicologicamente influiscono sull’emotività dei pazienti. L’attesa bhcg è sempre un momento di grande speranza. Nonostante si abbia la consapevolezza del problema di fertilità, nel momento in cui si arriva a trasferire l’embrione, l’illusione che tutto possa andare bene, prende forza. Non è mai facile pensare che si è davanti a un nuovo fallimento e che bisogna ricominciare. Ma non bisogna mai perdere la speranza.

Esami da effettuare, quali sono quelli basilari.

Per prima cosa bisogna però tenere in conto che, per poter effettuare un trattamento è necessario essere in un buono stato di salute: emocromo, coagulazione, biochimia, sierologie, sono esami alla base di qualsiasi trattamento. Ci sono poi altri esami che, come hanno dimostrato molti studi, implicano alte possibilità di mancato impianto o aborto, il TSH è tra questi. Durante la gravidanza si consuma molta tiroide, è quindi necessario partire con dei valori che rientrano nei parametri, tendendo al minino, molti centri con un TSH al di sopra dei 2,5 consigliano già di prendere dei farmaci per far abbassare il valore prima ancora di cominciare la stimolazione. Altri valori come la vitamina D, l’omocisteina e la Prolattina, vengono particolarmente tenuti in conto nel momento in cui si decide di programmare un trattamento di PMA.

Ma analizziamo da cosa può dipedere il mancato impianto.

Come ho detto prima, non si può generalizzare, ma è vero che nonostante la riproduzione assistita abbia fatto molti progressi nel corso degli anni, ci sono dei parametri che hanno dimostrato di poter influire nell’attecchimento degli embrioni, così come ce ne sono altri che, nonostante gli anni di studi, non si è ancora arrivati a scoprire se effettivamente possono influire o meno.

Prima di parlare in modo specifico di quali esami possono star influendo nel mancato impianto, bisogna mettere in evidenza un elemento molto importante, l’embrione rappresenta il 70% di possibilità di gravidanza. Con questo voglio dire che, possiamo fare qualsiasi tipologia di esame e ricercare la causa del mancato impianto in fattori esterni, ma se l’embrione che viene trasferito non è cromosomicamente sano, le sue possibilità di impianto sono molte basse, aumentando in maniera esponenziale le possibilità di aborto.

Quando dico che ogni caso va analizzato in maniera singolare, è proprio a questo che mi riferisco. Il mancato impianto è strettamente legato all’età e qualità dell’embrione. Le anomalie cromosomiche sono legate all’età della donna, è quindi molto importante differenziare quando si parla di mancato impianto in donne al di sotto dei 40-41 anni e donne al di sopra dei 42 anni. Nel primo caso, infatti, la causa può essere riscontrata in fattori esterni: fattori della coagulazione, finestra dell’endometrio, TSH alto, miomi o polipi endometriali. Nel secondo caso il problema è chiaramente dovuto ad anomalie cromosomiche proprie dell’età dell’embrione.

Diagnosi di mancato impianto, i primi passi verso la soluzione.

Nel momento in cui viene fatta una diagnosi di mancato impianto in trattamenti effettuati su coppie giovani, gli esami richiesti tanto per la donna che per l’uomo sono i seguenti:

– screening delle trombofilie che aiuta a capire se si è davanti a delle mutazioni del fattore coagulativo del sangue, in modo da intervenire con degli anticoagulanti.

– isteroscopia, attraverso uno studio della cavità uterina più approfondito, si può notare la presenza di eventuali miomi o polipi che stiano intaccando il tessuto endometriale.

– studio della finestra di impianto dell’endometrio. Vedi il seguente articolo http://angelaarlotta-fertilita.com/la-finestra-di-impianto-dellendometrio/

Come abbiamo detto, l’embrione è formato per un 50% dal gamete maschile.

Nonostante l’età riproduttiva dell’uomo sia molto più elevata rispetto alla donna, la qualità del seme è soggetta a peggioramento, dovuto all’età e anche allo stile di vita: una dieta poco salutare, il fumo, l’abuso di alcool possono peggiorare la qualità spermatica e far si che lo spermatozoo blocchi lo sviluppo dell’embrione.

Il test di frammentazione spermatica, nonostante parli in percentuali, ci da un’indicazione della catena del DNA spermatico, se siamo davanti a spermatozoi affetti da apoptosi, l’embrione è destinato irrimediabilmente a non proseguire la sua crescita.

Il FISH test è un altro esame che ci permette di vedere se gli spermatozoi sono cromosomicamente sani. Anche in questo caso si parla di percentuali, ma un FISH test alterato è senza dubbio una causa di mancato impianto.

La Diagnosi Genetica Preimpianto, una possibile soluzione.

La DGP consiste nell’analizzare una parte dell’embrione in laboratorio. L’analisi viene fatta sulla parte dell’embrione chiamata trofoctoederma, quella che darà luogo alla placenta. Il nucleo embrionale non viene mai toccato. Nonostante ciò, decidere di effettuare una DGP non è mai facile, in quanto l’embrione viene in qualche modo manomesso. La DGP viene solitamente consigliata nelle pazienti di oltre 40 anni che vogliono effettuare un trattamento con i propri ovociti, o quando si è in presenza di conosciute cause di anomalie cromosomiche in famiglia.

Se è vero che si arriva a prendere la decisione di effettuare una DGP in ultima analisi, è anche certo che, come abbiamo detto, una volta effettuata viene scartato il 70% delle cause di mancato impianto, aumentando in maniera evidente le percentuali di gravidanza.

In Riproduzione assistita ciascuna decisione ha un peso e una rilevanza, gli specialisti consigliano sempre i propri pazienti verso le scelte migliori, ma il fattore emotivo de economico hanno pur sempre un ruolo rilevante in qualsiasi decisione venga presa.

Come dico sempre, l’importante è essere certi di star affidandosi a degli specialisti che hanno come unico obiettivo la gravidanza del proprio paziente.

Angela7919

arlotta.angela@gmail.com

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